È la domanda che negli incontri di orientamento arriva più di ogni altra, quasi sempre a mezza voce, come se ammettere di non saper disegnare fosse una confessione imbarazzante. La risposta breve è no. Quella lunga è più interessante, e vale i sette minuti che stai per spendere.
In venticinque anni di aule ho visto decine di persone rinunciare a una strada che sarebbe stata la loro per una convinzione sbagliata: che il graphic design sia una versione applicata del disegno artistico, e che chi da bambino non riempiva i quaderni di ritratti sia automaticamente escluso.
Non funziona così, e capire perché non funziona così è il modo migliore per capire cosa sia davvero questo mestiere.
01Da dove viene l'equivoco
L'equivoco ha una data di nascita precisa: gli anni Ottanta. Prima dei computer, il grafico doveva saper disegnare, e molto bene. I titoli si tracciavano a mano con pennello e tiralinee, i bozzetti da presentare al cliente si dipingevano con i pennarelli, i loghi si costruivano con squadra e compasso. Un layout era un disegno.
Quella generazione di professionisti ha insegnato alla successiva, e il pregiudizio è rimasto attaccato al mestiere anche quando gli strumenti sono cambiati completamente. Oggi il tracciato di un logo si costruisce con curve matematiche, la tipografia si sceglie da una libreria di migliaia di caratteri, il fotoritocco è digitale. La mano che disegna è stata sostituita dall'occhio che decide.
02Cosa serve davvero
Se il disegno non è il requisito, cosa lo è? Da quello che vedo in aula, quattro cose. Nessuna delle quali si chiama talento.
Vedere le differenze piccole
Accorgersi che due grigi non sono lo stesso grigio, che una riga è più distante dall'altra di due millimetri, che un titolo è leggermente storto. È la capacità più importante di tutte, ed è anche la più democratica: si allena, e si allena in fretta. Chi ce l'ha già naturalmente di solito lo scopre perché gli dà fastidio quando le cose non tornano — non perché sappia spiegare il perché.
Mettere in ordine il caos
Ti arrivano quaranta informazioni da far stare in una pagina, e devi decidere quale si legge per prima, quale per seconda, quale può sparire. Questo è progettare, ed è molto più vicino a risolvere un rompicapo che a fare un quadro.
Capire cosa va detto
Prima di decidere come sarà una cosa, bisogna capire cosa deve dire e a chi. È la parte che i clienti non ti spiegano mai e che devi ricostruire tu, facendo le domande giuste. Non c'entra niente con le mani.
Non mollare al novantesimo minuto
La differenza tra un lavoro discreto e uno buono sta quasi sempre nelle ultime due ore, quelle in cui sistemi cose che nessuno noterebbe. È una questione di carattere, non di dote.
Il grafico non è uno che sa disegnare. È uno che sa decidere.
E decidere si impara — molto più facilmente di quanto si impari a disegnare bene.03Le tre precisazioni oneste
Detto questo, sarebbe disonesto fermarsi al "no" e basta. Ci sono tre situazioni in cui il disegno conta davvero, e vale la pena conoscerle prima di scegliere.
La prima: se il tuo obiettivo è fare l'illustratore, allora sì, il disegno è il mestiere. Ma l'illustrazione è una delle tante strade della comunicazione visiva, non la porta d'ingresso.
La seconda: nel motion design, gli storyboard si fanno a mano. Però sono schemi con omini stilizzati e frecce, non tavole d'autore: servono a far capire cosa succede, non a essere belli.
La terza, ed è quella che riguarda tutti: uno schizzo veloce su carta resta il modo più rapido per fissare un'idea prima di perderla. Parliamo di rettangoli, cerchi e scarabocchi. Chiunque lo impara in due settimane, e in aula è una delle prime cose che facciamo.
04Chi arriva convinto di non essere portato
C'è una cosa che succede quasi ogni anno, e che ormai aspetto. Le persone che si iscrivono dicendo "guardi, io non so disegnare, spero non sia un problema" spesso finiscono tra le più brave del corso.
Non è un paradosso. Chi non si è mai raccontato di essere un artista arriva senza la presunzione di sapere già, ascolta le correzioni invece di difendersi, e si concentra su quello che il progetto richiede invece che sul proprio stile. Sono gli stessi motivi per cui, nel lavoro vero, quelle persone poi funzionano bene con i clienti.
Da tenere a mente
La domanda utile non è «so disegnare?». È: quando guardo qualcosa fatto male, me ne accorgo e mi dà fastidio? Se la risposta è sì, il resto è questione di studio e di ore.
05Come capire da che parte stai
Nella comunicazione visiva non esiste un solo tipo di designer. C'è chi parte dalle idee, chi dall'ordine, chi da come funzionano le cose, chi dal ritmo, chi dal segno. Sono cinque modi diversi di guardare, e il disegno serve davvero solo all'ultimo.
Capire a quale somigli è il modo più rapido per smettere di chiederti se sei "portato" e cominciare a chiederti per cosa.
Che designer sei?
Quindici domande sul tuo modo di guardare le cose, non sulle tue competenze. Nessun programma da conoscere, nessuna nozione tecnica: alla fine scopri a quale dei cinque profili somigli di più.
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